Il 1° ottobre 2026 il Tribunale distrettuale di Tokyo (東京地方裁判所) ha riconosciuto per la prima volta in Giappone una tutela giuridica della voce umana contro la sua riproduzione tramite intelligenza artificiale. Ricorrente era Kenjiro Tsuda, noto doppiatore di anime, che aveva lamentato l’uso non autorizzato di una voce sintetica clonata dalla propria in oltre 180 video pubblicati su TikTok, dedicati a leggende urbane e fenomeni paranormali, dall’account anonimo “Nanami”, giunto a più di 200.000 iscritti entro novembre 2025.

Secondo la giudice Aya Takahashi, la voce umana è un simbolo della personalità dell’individuo, al pari del ritratto, e il suo sfruttamento commerciale senza consenso lede il diritto di pubblicità, cioè il diritto di controllare lo sfruttamento del valore economico attratto dai tratti identificativi della persona. La pronuncia estende dunque alla voce l’impianto elaborato dalla giurisprudenza giapponese per il nome e l’immagine, che in assenza di una disposizione di legge espressa si fonda sul diritto della personalità. Il Tribunale ha invece respinto la domanda di cancellazione dei contenuti, poiché l’account risultava già chiuso.

La decisione ha un forte rilievo pratico per il settore del doppiaggio e dell’audiovisivo, dove cresce la preoccupazione per i sistemi di clonazione vocale, e si inserisce nel più ampio dibattito sul rapporto tra IA generativa e diritti della personalità, per il quale il Giappone ha finora privilegiato strumenti di soft law e l’applicazione delle categorie esistenti. Resta da vedere se la sentenza sarà impugnata e se il legislatore interverrà con una disciplina specifica.

Tribunale di Tokyo: la voce umana è tutelata come il ritratto, primo riconoscimento giudiziale nel caso del “clone vocale” AI